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Le querce di Greccio

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Nelle “Querce di Greccio” la strada gialla prepara i lunghi viaggi in cui ci si perde, quelli che, attraversando il bosco, penetrano nella geografia del mistero.

L’infanzia è rappresentata tutta intera, capovolta nel ricordo dell’adulto. L’elemento dell’inquietudine è qui, come spesso nei bambini, assente, ed è il gioco dei colori a renderci avvertiti ; in ogni punto possiamo aprire gli occhi senza temere ; la natura rappresentata non ci è estranea.

In una fioritura piena e già tarda essa si mostra invece come divinità ricca e benefica. Della strada che percorriamo, inizio e fine ci sono sottratti. La pena di guardare troppo indietro e troppo avanti subisce, come in una passeggiata in cui di colpo scorgiamo un angolo dove riposare, un salutare arresto.

All’ombra della quercia di destra possiamo così immaginare il culmine del meriggio e quel momento prima del sonno in cui, per un attimo, le immagini si offrono in  tutta la loro nitidezza.

Alla sensazione di un riposo concesso nel mezzo di una passeggiata nel mistero se ne sovrappone presto un’altra.

Se l’elemento naturale predomina ogni tentazione naturalistica si dissolve proprio grazie alla surreale nitidezza del colore.

Il viaggiatore che si riposa nella natura è in realtà  qui il viaggiatore che si riposa dalla natura. Egli la traspone tutta intera, come immagine fotografica, nella soffice atmosfera del sogno.

 

Federico Bonriposi

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Aggiornamento: 29 maggio 2008